Il Ponte del Sorriso ha accolto l’assessore regionale alla Cultura Francesca Caruso presso l’Ospedale Del Ponte di Varese, nel reparto di Neuropsichiatria Infantile, per partecipare a un laboratorio di Arteterapia.
Progetto Zattera e Finanziamento
Il Ponte del Sorriso ha preso parte al bando unico cultura 2025 di Regione Lombardia con il Progetto Zattera, ricevendo un finanziamento per “La Cultura che Cura”, con l’intento di rendere la cultura accessibile in ambienti come i reparti ospedalieri, dove normalmente è difficile arrivarci.
L’assessore Caruso ha accolto con entusiasmo l’invito, trascorrendo alcune ore con i ragazzi ricoverati e complimentandosi per gli elaborati artistici ispirati a un libro su Renè Magritte. Questo successo è stato possibile grazie all’intervento dell’arte terapista Elena Gasparetti, che ha illustrato come le arti espressive possano utilizzare un linguaggio non verbale per comunicare emozioni, anche quelle più profonde.
“È stata per me un’esperienza molto intensa. Integrare arte e cultura nei percorsi di cura significa mettere al centro la persona. Le attività artistiche possono favorire benessere emotivo e qualità della vita, soprattutto nei contesti più delicati”, ha dichiarato Caruso, che ha potuto osservare da vicino le difficoltà dei ragazzi, soffermandosi sulle frasi scritte da loro e affisse in una bacheca.
Ad accogliere l’assessore, il Direttore Socio-Sanitario Giuseppe Calicchio, il Direttore di reparto Cristiano Termine e la caposala Carolina Rossi. Con loro erano presenti anche i volontari e le educatrici de Il Ponte del Sorriso, che quotidianamente organizzano attività occupazionali, un vero e proprio supporto terapeutico per riattivare nei ragazzi, in particolare preadolescenti e adolescenti, le competenze necessarie per affrontare la vita quotidiana dopo la dimissione.
“Ci ha fatto molto piacere la visita dell’assessore Francesca Caruso, durante la quale abbiamo potuto illustrare come abbiamo utilizzato i fondi messi a disposizione dal suo assessorato. In NPI, le degenze sono lunghe e il reparto è chiuso per garantire la sicurezza dei ragazzi che presentano comportamenti disfunzionali. La cultura, invece, è uno strumento che può davvero migliorare la vita dei soggetti più fragili”, ha affermato Emanuela Crivellaro.