Incontro di volontariato

“Casa di Marta”: esempio di altruismo e solidarietà

"Il volontariato richiede tempo, energie e competenze concrete da dedicare agli altri"

“Casa di Marta”: esempio di altruismo e solidarietà

Il volontariato è spesso descritto come un gesto di altruismo e generosità verso chi ne ha bisogno. Tuttavia, questa visione semplifica il profondo significato che spinge le persone a dedicarsi a tale attività. Questo tema è stato al centro del dibattito di ieri sera presso Casa di Marta a Saronno, dal titolo «Essere volontario: saper fare e saper essere», un incontro formativo che ha visto la partecipazione di molti volontari e di Silvia Landra, psichiatra penitenziaria e referente per la formazione nella Casa della Carità di Milano.

Le competenze nel volontariato

«Il saper fare riguarda le competenze, le capacità pratiche e l’esperienza che ciascuno porta con sé. Chi fa volontariato offre tempo, energie e abilità concrete: dalla gestione di attività all’assistenza a persone vulnerabili, dall’insegnamento all’ascolto, fino alla costruzione di relazioni» ha spiegato Silvia Landra. «In questo contesto, il volontariato diventa un luogo in cui le competenze non sono strumenti di avanzamento personale, ma mezzi di servizio. Ciò che si sa fare diventa utile non per un tornaconto personale, ma per il bene degli altri, rappresentando un atto di responsabilità civica».

Il valore del saper essere

Tuttavia, accanto al saper fare, esiste una dimensione ancora più profonda: il saper essere. «Questo implica presenza, empatia, rispetto e la capacità di stare accanto agli altri senza giudizio» ha aggiunto Landra. «Nel volontariato, non è sufficiente agire; è fondamentale considerare come si agisce. La qualità umana dell’incontro spesso pesa più dell’efficienza del gesto. A volte, una parola gentile, uno sguardo attento o semplicemente la presenza possono avere un valore superiore a qualsiasi intervento».

Superare pregiudizi e discriminazioni

Un altro punto cruciale emerso durante l’incontro riguarda la sfida di superare pregiudizi e discriminazioni. Attraverso racconti di esperienze personali e aneddoti professionali, Silvia Landra ha evidenziato che «Spesso, le persone che incontriamo nel volontariato portano con sé etichette sociali come poveri, emarginati o stranieri. Questi termini rischiano di ridurre l’individuo alla sua condizione, cancellando la sua storia, dignità e unicità. Il volontariato, quindi, deve imparare a guardare oltre le apparenze e oltre gli stereotipi».